Fino a due anni fa, il Writing and Reading Workshop per me era una bellissima teoria. Lo conoscevo “sulla carta”, ci ho lavorato come editor per curare alcuni manuali, ne masticavo i termini tecnici. Ma la verità è che guardavo tutto dall’altra parte della barricata: quella di chi progetta la didattica senza aver ancora incrociato lo sguardo di ragazze e ragazzi che aspettano di capire perché mai dovrebbero aprire un libro.
Poi sono entrata in classe. E lì, la teoria ha dovuto fare i conti con la realtà.
L’ansia da libretto di istruzioni
Visto da fuori, il WRW può sembrare un meccanismo complesso, una macchina con troppi pulsanti e troppe parole in inglese: minilesson, modeling, consulenze, taccuino... C’è il timore che serva una laurea specifica solo per accendere il motore, vero?
E invece no, basta girare la chiave e partire.
Proprio dalla mia prima esperienza sul campo è nata, quasi per istinto, la metafora che ha dato il nome a questa collana: Detective del testo.
Leggere, infatti, non è subire una storia, ma è un’azione investigativa. Un buon detective non tira a indovinare. Si siede sulla scena del crimine (la pagina) e osserva. Prima di fare inferenze, si basa su elementi testuali certi. Nota come l’autore o l’autrice ha descritto una luce, come ha fatto muovere un personaggio, quale parola ha scelto di usare e quale ha scartato. E poi si chiede perché. E si immedesima nei panni dell’altro per capirne le motivazioni profonde. E alla fine, non scrive solo la “sua versione dei fatti”, ma scrive la sua storia, arricchita da tutto ciò che ha scoperto tra le righe.
Impara a leggere da scrittore, e non solo da lettore.
Impara ad agire la lettura, non a subirla.
Dalla teoria alla pratica: la storia di un successo
Ricordo bene una mia studentessa, Vittoria. In classe sedeva spesso con lo sguardo rivolto altrove, protetta da un’indifferenza che sembrava un muro invalicabile verso qualsiasi proposta di lettura. Tutto è cambiato quando abbiamo iniziato a leggere Le Streghe di Roald Dahl e abbiamo applicato una minilesson per immergerci nella storia e sfidare il futuro attraverso le previsioni.
Ho chiesto a ragazze e ragazzi di vestire i panni di investigatori e di scovare indizi su ciò che sarebbe accaduto (se vuoi, trovi una traccia della strategia cliccando qui). Vittoria, che di solito lasciava la pagina bianca, sul suo taccuino ha annotato d’istinto: “Vince la strega, quindi questo libro dice la verità” e “Ci credo che la nonna lo salva: la nonna salva sempre tutti”. In quel momento, Vittoria non stava solo decodificando parole: stava abitando la storia, trovandoci fili che arrivavano dritti alla sua vita.
Il meccanismo si era attivato. Quando a fine lezione ho sbirciato il suo taccuino, non c'erano le solite frasi fatte per compiacere la prof., ma frecce, cerchi intorno alle parole di Dahl e un punto di domanda gigante vicino al nome della nonna. Vittoria aveva smesso di essere una spettatrice passiva: la lettura era diventata una questione personale.

Una collana di “casi” da portare in classe (o in vacanza)
L’elemento base del WRW risiede innanzitutto nella scelta delle storie: per accendere il desiderio di indagare, i libri devono essere belli, emozionanti e capaci di parlare di crescita, paura, aspirazioni e ispirazioni… I romanzi della collana Detective del testo sono stati selezionati accuratamente proprio per questo: fornire diversi generi e livelli di indagine con strumenti realmente spendibili in classe.
Ogni titolo sfida il lettore-detective in modo unico: dalla satira sociale di Un americano alla corte di Re Artù alla ricerca di identità de Il giovane Napoleone; dalle scelte morali di Caramelle dal cielo alla lotta per l’autodeterminazione di Faten; dall’atmosfera carica di suspense de La leggenda di Sleepy Hollow fino ai conflitti interiori e civili de L’età dei sogni.
Ognuno di questi libri può essere vissuto come un percorso corale in classe: si legge un capitolo e si annota sul taccuino in autonomia, poi si impara ad applicare la strategia insieme al docente. Ma c’è un’altra via, preziosa per evitare la “maledizione” delle solite, frustranti, schede di lettura: assegnare il libro per le vacanze. Si legge e si riempiono le pagine di taccuino incluse nel volume in totale libertà. Al rientro, la lettura comune non diventa un’interrogazione, ma la base per un laboratorio condiviso sulle strategie.
Non è più un compito, ma un’esperienza che continua.
Non abbiate paura di iniziare
Il WRW non è un protocollo rigido, è una bottega, e in bottega si impara sporcandosi le mani. Anche i maestri continuano a imparare così. Se oggi guardo alla mia esperienza, posso dire che il “segreto” per farlo funzionare è la semplicità: dare tempo alla lettura autonoma e collettiva, proteggere lo spazio personale come un luogo privato di indagine e ricordarsi che noi insegnanti siamo i primi “maestri artigiani" a dover mostrare come si fa.
In questa collana ho voluto riversare esattamente questo: strumenti che non interrompono la magia del racconto, ma forniscono la lente d’ingrandimento necessaria per non scivolare sulla superficie delle parole.
Non serve aver usato il metodo per anni per iniziare. Basta entrare in classe, aprire un libro e dire: "Oggi siamo dei detective. Cerchiamo di capire come è fatta questa storia, per poterne scrivere, un giorno, una nostra".
Pronti a trasformare la classe in una bottega di detective?
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Caterina Guagni
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